I rimedi dell’affiliato nel contratto di franchising a seguito dell’emergenza sanitaria.

Con questo breve articolo, voglio affrontare un problema diffuso tra le aziende di ogni settore e oggi esposto a gravi rischi d’impresa a causa della pandemia in corso nonché dalle restrizioni adottate per prevenire il diffondersi del virus Covid19 attraverso la chiusura degli esercizi commerciali.

Il contratto di franchising – secondo una recente rilevazione statistica – è uno degli strumenti più utilizzati in Europa per la diffusione del know how, ossia di tutte le conoscenze utili per la gestione e la migliore produttività dell’azienda.

Di norma, i più comuni contratti di franchising prevedono l’obbligo per l’affiliato di acquistare determinate quantità di prodotti secondo una precisa cadenza temporale. Il contratto, oltre a prevedere un diritto di esclusiva nella fornitura dei beni o servizi a favore del franchisor, esclude la facoltà di recesso in capo all’affiliato così da impedirne lo scioglimento anticipato.

La crisi indotta dall’emergenza sanitaria, importa la necessità di ripensare a quali strumenti giuridici fare riferimento per limitare le conseguenze economiche derivanti dall’impossibilità o eccessiva onerosità di adempiere alle obbligazioni del contratto.

Occorre premette che la causa del contratto di franchising, così come interpretato dalla Cassazione anche a seguito della Legge 129/04, vada rintracciata nella diminuzione del rischio di impresa per l’affiliata. In particolare, la Suprema Corte ha avuto modo di affermare che “La causa di un simile contratto è ravvisabile nella possibilità per il franchisee di intraprendere un’attività commerciale dai rischi ridotti, facendo affidamento sul marchio del franchisor e conseguentemente, di inserirsi sul mercato”.

Alla luce di tali coordinate deve essere affrontata la problematica relativa alla risoluzione del contratto e alla rinegoziazione delle obbligazioni ai tempi del coronavirus al fine di non dover soccombere al peso della crisi.

I recenti provvedimenti emergenziali rappresentano una causa di forza imprevedibile al momento della conclusione del contratto che possono rendere oggettivamente impossibile l’esecuzione della prestazione da parte dell’affiliato, in modo temporaneo o definitivo. Tali provvedimenti del Governo parrebbero importare l’esonero della responsabilità contrattuale ai sensi dell’art. 1256 cod. civ. giacché la prestazione non è oggettivamente sostenibile a causa della temporanea chiusura dell’esercizio commerciale, fermo restando che egli stesso sarà tenuti ad eseguire la prestazione nel momento in cui la causa dell’impossibilità cesserà. Di converso, là dove la normativa emergenziale abbia determinato la definitiva impossibilità di eseguire la prestazione, il franchisor potrebbe ottenere la risoluzione del contratto per impossibilità sopravvenuta, venendo meno quella funzione di diminuzione del rischio di impresa di cui si è detto sopra.

Differente è la situazione in cui la situazione emergenziale e i relativi divieti governativi rendano la prestazione contrattuale non impossibile ma eccessivamente onerosa. In tale ipotesi il franchisor potrà chiedere la risoluzione del contratto per eccessiva onerosità ai sensi dell’art. 1467 cod. civ. stante l’esistenza di un avvenimento straordinario ed imprevedibile (quale appunto la pandemia in corso) che imponga all’obbligato un sacrificio economico tale da eccedere la normale alea del contratto, avuto altresì riguardo alla funzione di diminuzione del rischio proprio del franchising.

In conclusione, l’ordinamento predispone alcuni strumenti per far fronte alle cause imprevedibili che consentano di riequilibrare il contratto e rimediare ai deficit funzionali del rapporto a prestazioni corrispettive.

 

Avv. Giuseppe Bassu

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